Cavolo, ci sarebbe solo comprensione e condivisione.

Ma, esulando dal contesto specifico dello shiatsu, come sarebbe, se metà della popolazione mondiale parlasse veramente di se, e se l’altra metà ascoltasse veramente? E ci fosse un continuo scambio di queste posizioni, da una all’altra, in un moto soffice ed armonioso?

 

Lo so. lo so, sto semplicemnete delirando, ma a me piacerebbe vivere in un mondo così.

 

Cristiano Pedersini

Sara capitato anche a voi no?

Si crea un energia positiva in questo contatto e non è solo chi riceve il massaggio ad esserne beneficiato, ma anche chi lo esegue. A me da tantissimo. Mi aiuta a ritrovarmi, mi fa sentire bene e apre le porte del mio mondo interiore. Per certi versi è un pò come lo scrivere (del resto adesso son qua)

 

Quello che mi colpisce, è scoprire, ogni volta che una persona nuova si rivolge a me, quanto poco in realtà noi sappiamo di noi stessi, e quanta poca cura ci prendiamo della nostra individualità. Eppure per me sembra contare più del pane, più del denaro, più del vino. Una persona una volta mi ha detto:” Pensa a come sarebbe il mondo se tutti fossero shiatsu. Pensa se metà della popolazione mondiale ricevesse un trattamento e l’altra metà lo donasse “

In questa società non c’è spazio.

Nessuno di noi sa ascoltare perchè e troppo preso dai suoi impegni inderogabili, dalle bollette, dall’ansia di dover essere in un certo modo. E come si fa a dire basta? Personalmente credo che non si tratti di una decisione, ma di un processo lento, doloroso, pieno di dubbi e incertezze, di u curvare lento e spesso inconsapevole. Per me è un esperienza. Solamente qualche ora fa stavo suonando come un pazzo nel traffico cittadino maledicendo il malcapitato di turno. Perchè?

 

Ma come perchè!. avevo fretta. E’ bastata un’ora di condivisione con un altra persona che sta molto peggio di me,…ma di gran lunga molto peggio…e mi ritrovo qui a scrivere con la voglia di comunicarvi questo mio stato di benessere. Con un spazio ed un’energia che prima non avevo assolutamente.

 

Lo shiatsu significa letteralmente pressione con le dita. Agendo su determinati punti ci si è accortiche certi sintomi si attenuavano, se non addirittura scomparivano del tutto. Per me lo shiatsu, oltre che essere una terapia vera e propria, dal punto di vista clinico, è anche trasmissione di affetto reciproco, che si manifesta attraverso il senso affettivo primario, il tatto. Qualcuno ha detto che le mani non sono altro che il prolungamentio del cuore. Quante notti avrei voluto ricevere una carezza ed un abbraccio per sentirmi meno solo, ma mancava una persona, o mancava la vicinaza (che alla fine è lo stesso).

Mi sento parte di qualcosa.

C’è aria fresca che entra dalla finestra e porta lontano il fumo della Camel che stavo fumando fino a due secondi fa. Ad ogni modo era Light, che con questo appellativo sembra quasi indicata ad una dieta. La malattia mi lascia indifeso ed alle volte ho paura. Ma chi me lo fa fare ad accostarmi a tutto ciò? Eppure quando chiudo gli occhi e faccio finta di niente sento qualcosa che preme e che vuole uscire vincendo la paura dettata dall’egoismo e dalla voglia di certezze. La morte non esiste, dice il mio ego smisurato. Non esiste perchè ne sono terrorizzato. Come gli struzzi che corrone per le lande desolate e si riparano sotto terra nella loro illusione. Ma la freccia comunque colpisce. Ascoltavo in silenzio una persona poco fa, e come sempre succede, è stato come discendere dalla punta di un iceberg. Alla volte si scende in picchiata libera, a volte invece in una deiscesa tranquilla, per tuffarsi in un mondo sottomarino invisibile ed emorme. Il pretesto potrebbe essere un semplice dolorino comparso per caso, e che magari on da neanche fastidio. Ma se questo dolorino, trova uno spazio per essere accolto, diventa un vulcano.

Ho appena finito una seduta di shiatsu.

Sto studiando per diventare operatore. Sto studiando per diventare più umano di quello che sono, se è una cosa che si può imparare dui libri, ma non lo credo. Logica direbbe che con tutti i problemi che ho già nella mia vita, comuni a tutti i poveri cristiani (ma anche buddisti, mussulmani, induisti e chi più ne ha, più ne metta), perchè mai dovrei sobbarcarmi, o per meglio dire ascoltare quelli degli altri. Ma la logica, spesso, nelle cose umane lascia il tempo che trova. Ascoltando gli altri mi carico, mi sento più vicino, mi sento più a casa.

Sento la calma della primavera.

Ricordo quando ero bambino ed ammiravo dal balcone della vecchia casa di campagna, le rondini davanti a me, felici e libere. Era il segno della festa, delle vacanze prossime, del sapore della minestra che preparava mia madre. Ci chiamava tutti a raduno, quando arrivava l’ora di andare a tavola per la cena. Adesso invece sono seduto davanti ad un monitor di un computer, a scrivere ad amici in parte conosciuti, in parte mai incontrati, ma la sensazione è la stessa. Una nostalgia dolce mi assale, e mi sento bene.